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Qualche anno fa un noto gruppo bancario italiano aveva lanciato una campagna pubblicitaria, che suonava più o meno così: “la nostra banca è differente per forza”.
Lo slogan giocava sul doppio senso dell’espressione “per forza”: da un lato lasciava intendere che la banca era in qualche modo “costretta” ad essere diversa, a motivo della sua storia, della cultura, o dell’opzione di mercato; dall’altra faceva capire che quella diversità era un punto di forza, assegnando a tale termine un valore positivo e prestigioso.

Mi è venuto in mente questo gioco di parole pensando all’esito della prima fase del campionato di basket, che stiamo concludendo insieme ai nostri ragazzi: in fondo quello slogan si adatta a pennello anche alla nostra squadra. Anche noi possiamo dire che siamo “differenti per forza”.  Anche noi siamo diversi per storia, per valori, per stile, per estrazione, per possibilità economiche e per scelta educativa; e allo stesso tempo questa diversità è la nostra forza, il nostro asset, come si direbbe parlando di un’impresa industriale, o, se volete, il nostro fulcro.

Siamo diversi perché per noi il basket è ancora un gioco, grazie al quale, prima di tutto, ci si diverte e si fa sport, e non lo strumento con cui noi adulti celebriamo noi stessi, il nostro valore ed i nostri meriti.

Siamo diversi perché per noi i ragazzi sono ragazzi, giovani da educare e far crescere e non piccoli potenziali campioncini da spremere e lanciare verso l’olimpo del basket.

Siamo diversi perché una partita per noi è una gara a cui partecipare con impegno, fatica, determinazione e agonismo, ma non è una battaglia contro l’altra squadra, contro l’arbitro, contro il tifo, contro tutto e tutti.

Siamo diversi perché siamo ancora convinti che lo stile con cui facciamo le cose conta, eccome se conta! Non è un fattore irrilevante il modo in cui ti rivolgi all’altro, sia esso il tuo compagno di squadra, un avversario, l’allenatore o l’arbitro; e pensiamo che le parole hanno un loro peso, soprattutto quando le urli dietro qualcuno con rabbia e aggressività. Crediamo nel valore di un gesto, nella forza di un incoraggiamento, nella potenza dell’esempio e nella energia del gruppo.

Siamo diversi perché ogni giocatore non è una pedina nelle nostre mani, uno strumento per raggiungere i nostri obiettivi, ma è l’unico motivo per cui entriamo in palestra anche quando la stanchezza della giornata lavorativa consiglierebbe di fare diversamente.

Non crediate però che sia facile essere diversi! In questo mondo costa, e molto… patisci una frequente incomprensione, talvolta un isolamento, altre volte sei destinatario di quegli sguardi accondiscendenti e arroganti che feriscono ed insultano. Capita che hai la sensazione di fare un po’ come Don Chisciotte, che combatte inutilmente contro i mulini a vento.

Sì, perché quando sei diverso corri il rischio di sentirti inutile, perdente, ingenuo, incompreso, incapace, mediocre: in un parola di sentirti “out” in un mondo di persone “cool”.

Questa diversità non è qualcosa che si mostra con chiara evidenza: la forza della tua diversità è qualcosa che va riconquistato giorno per giorno, sconfitta dopo sconfitta, fatica dopo fatica, sapendo che è una consapevolezza che è facile smarrire.

Marco Z.